La dura vita del giocatore di ruolo

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27 Febbraio 2012


All’indimenticabile Gary Gygax: maestro, mentore, guida – R.I.P.

La nascita e l’evoluzione di ogni giocatore di ruolo è una storia vera che molti di noi conoscono fin troppo bene. Gli utenti di :ln: che più o meno saltuariamente praticano questa perversa forma d’arte spero possano rileggere in questo articolo parte del loro arduo percorso.

Già all’inizio la sensazione di disagio che colpisce l’aspirante player attanaglia le viscere in un turbinio di sensazioni discordanti: meglio la gnocca o un passatempo ludico che possa allenare la mente in previsione di futuri slanci creativi? Cari neofiti, se vi hanno convinto che il GDR e la gnocca sono due cose che non compaiono neanche nello stesso dizionario sappiate che avevano ragione e che dovevate dare ascolto a chi ve l’ha detto! Fino a una certa età sacrificare il vostro tempo libero chiusi in una stanza non aiuterà la vostra vita sociale, vi avviso nel caso non ve ne siate resi conto.

Già trovare una compagnia di giocatori che accetti tra le sue fila un inesperto ragazzino brufoloso (true story) è una vera e propria avventura che da sola meriterebbe di farvi avanzare di un paio di livelli o almeno qualche punto abilità gratuito in raggirare.

Se poi ci aggiungete i commenti sarcastici dei vostri coetanei che vi incrociano mentre vanno in discoteca a tacchinare (voi carichi di manuali, dadi, annessi e connessi), parlando da master vi regalerei qualche punto bonus in concentrazione.

Appena trovata la compagnia voi siete sereni e tranquilli e sperate di aver fatto il peggio. Sbagliato! C’è ancora da scegliere il gioco di ruolo con cui avere il vostro “battesimo del fuoco”. Ai miei tempi era tutto molto più facile: partivi con Dungeons & Dragons e se non ti piaceva erano c*zzi tuoi, da lì c’erano passati tutti.

Chi eri tu per non impazzire tra numeri, modificatori, incantesimi, caratteristiche temporanee, conteggio dei round, tiro iniziativa et similaria? Se poi sei scaltro fai il barbaro, se sei perverso fai lo stregone e ti complichi infinitamente la vita, soprattutto se un espertissimo master bastardo pretende che tu abbia sempre del materiale per lanciare incantesimi e tiene personalmente il conto delle tue palline di guano di pipistrello (true story anche questa).

Adesso è tutto un casino perché i novizi vogliono scegliere: gli amanti dell’horror Call Of Cthulhu, le ragazzine innamorate di Twilight pretendono una versione romantica di Vampire: The Masquerade (NdItomi: blasfemia! Vampire spacca, blasfemia associare Twilight a Masquerade!), i sedicenni metallari (già più tradizionalisti) ti chiedono Warhammer Fantasy, un paio di pazzi vuole cominciare con Sine Requie (ma li conti su una mano), tralasciamo per amor di sintesi tutti gli appassionati di fantascienza, sparatutto, demenziale, etc. ma vi assicuro che ci sono e che sono parecchi.

Ora ci sono due categorie di neofiti: quello motivato che resiste e l’amico trascinato con la forza che prima ti spacca i marroni imponendoti di giocare a qualcosa di PRO e ti interrompe ogni tre minuti perché non riesce a capire cosa sommare durante l’attacco e poi non si fa più vedere e lo trovi tempo dopo a raccontare in giro che il gioco di ruolo è una cag*ta da sfigati. Ti spaccherei le ossa con un’ascia bipenne data sulla testa di piatto, vedi tu… (NdItomi: e io ti aiuto!)

Per fargli piacere il gioco di ruolo dovrete capire in appena un giro d’orologio che tipo di giocatori sono: interpreti, strateghi calcolatori, picchiatutto, altruisti, egoisti, teste di m*nchia e chi più ne ha più ne metta, dosando minuziosamente il tempo di gioco per far sì che nessuno si annoi durante le giocate degli altri, cercando di incastrarli in situazioni accattivanti e facendoli la maggior parte delle volte vincere dopo situazioni rocambolesche.

Solitamente, dopo qualche mese, quelli motivati vogliono mostrarti di avere gli attributi e ti propongono una piccola campagna in cui saranno loro a fare da master a te. Sulle prime accetti con curiosità ma dopo venti minuti di sessione vi assicuro che vorreste venderlo a tranci al mercato rionale perché, oltre a contraddizioni “in game” e a grossolani errori di interpretazione del regolamento, vi rendete conto che sta semplicemente leggendo una delle avventure prestampate, magari scaricate da un sito internet, che voi avete giocato secoli fa.

Un consiglio: portate pazienza miei fidati amici esperti, ci siete passati anche voi, non negate! Fategli notare che l’immaginazione è la base del gioco e che dalla prossima volta gli romperete le braccine nel caso ricapiti un disdicevole equivoco come questo.

Tempo dopo, quando dopo anni ti guardi indietro e ridi di questo periodo mentre apri cortesemente la porta a qualche ragazzino che timidamente viene alla sua prima sessione, ti rendi conto che, alla fine, ne è valsa la pena!

NdItomi: da giocatore di ruolo incallito da oltre vent’anni, mega fan di Gygax e vecchiaccio del gioco di ruolo italiano non posso far altro che applaudire a questo articolo, lacrimuccia, grazie.

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lunedì 27 febbraio 2012 - 11:02
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