Le Avventure della F.I.G.A. - 1967, Il Fuoco Nero #LegaNerd
di
Zeus Zeus
25

Cccp

Esistono persone in grado di far perdere persino una guerra alla propria madrepatria per denaro? E non parliamo di semplici Mercenari, parliamo di vere e proprie carogne!

Siamo in una calda giornata di Agosto del 1935. Qui nove valorosi uomini, provenienti da vari Stati Europei si riunirono a Londra per formare la F.I.G.A.; essi hanno sempre pensato che come acronimo fosse davvero pessimo, ma per il nome ne valeva assolutamente la pena.

Qual è lo scopo di questi audaci uomini? Semplicemente, vengono chiamati da uno Stato qualsiasi – quasi sempre europeo – per svolgere missioni pericolosissime, e sono lautamente pagati una volta terminato il lavoro; sarebbero capaci persino di svolgere missioni contro la propria patria, pur di avere il denaro!

Ma vediamo di conoscerli meglio:

  • George Jones, detto lo Scozzese. Nato a Londra (Inghilterra) nel 1915, nessuno sa perché venga chiamato così dal resto della squadra; è il Capitano della F.I.G.A. ma è anche piuttosto freddo e distaccato; ha una cicatrice nell’occhio destro; la sua arma preferita è lo Sten.
  • Götz Zimmermann di Ulm, detto lo Spadaccino. Nato a Ulm (Germania) nel 1914, fiero oppositore del Nazismo e abile spadaccino; tuttavia un giorno, mentre era ubriaco, si è inconsciamente tatuato una svastica storta nel collo.
  • Abbondanzio Zilio, detto il Bombarolo. Nato a Ravenna (Italia) nel 1916, ha sempre pensato che per ottenere migliori risultati nelle missioni bisognasse ricorrere alle bombe; gli mancano entrambe le mani, perse durante lo scontro con un membro del KKK.
  • Yago Aguilar, detto il Marinaio. Nato a Cordova (Spagna) nel 1909, viene chiamato così a causa della sua passione per le barche e per la vita da lupo di mare; ha un occhio di vetro e fuma sempre la pipa; possiede anche una Barca, che si porta sempre durante le missioni.
  • Nikolaj Jørgensen, detto il Piromane. Nato a Tårnby (Danimarca) nel 1913, gli piace semplicemente bruciare cose ed è in perenne scontro con Abbondanzio; è inoltre amico di Lars Ulrich.
  • Christoph Fuchs, detto il Demonio. Nato a Graz (Austria) nel 1929, è una persona davvero malvagia. Adora rubare farmaci nelle Farmacie per sottrarli ai bisognosi, bestemmiare in Chiesa, defecare per strada, stuprare bambine o rapire anziani.
  • Francesco Scorzelli, detto il Santo. Nato a Piazza San Pietro (Città del Vaticano) nel 1939, è un diretto discendente di Mastro Titta. È anche una persona molto religiosa e cattolica, tanto che si porta sempre la Bibbia con sè.
  • Håvard Harstad, detto il Cecchino. Nato a Stavander (Norvegia) nel 1937, nonostante sia in una sedia a rotelle, cieco e sordomuto, è il più abile cecchino della storia e riesce a colpire una mosca persino a 10 km di distanza; nessuno ha mai capito come fa.

Membri deceduti, ritirati o altro:

  • Nils Sjögren, detto il Biondo. Nato a Sundsvall (Svezia) nel 1917, è quello bello del gruppo e somiglia molto a Clint Eastwood; nonostante ciò, molte fonti sostengono che egli sia gay. [Ucciso durante un assalto alla Base Nazista 211 nel 1944]
  • Lenderd Dumont, detto il Nano o il Nerd. Nato a Bruxelles (Belgio) nel 1912, è alto circa 1,40m al contrario del suo collega Francese; è anche il nerd della situazione. [Ritiratosi dalla F.I.G.A. nel 1956]
  • Hippolytus Toles, detto l’Ellenico. Nato a Sparta (Grecia) nel 1914, è tristemente conosciuto nel gruppo a causa delle sue battute poco divertenti. [Ucciso da George nel 1958 perché era stanco dei suoi comportamenti]
  • Conrad Renard, detto la Collina. Nato ad Amboise (Francia) nel 1910, è chiamato così a causa della sua potenza e della sua stazza. [Ritiratosi dalla F.I.G.A. nel 1958]

I loro nomi sono abbastanza difficili da pronunciare, ma quello che faranno sarà certamente fuori dal comune!

 

Le Avventure della F.I.G.A. – 1967, Il Fuoco Nero (Parte I)

Quando George tornò a Londra, lo fece senza alcun preavviso. Dopo ben nove anni, infatti, irruppe bruscamente nella Sala delle Riunioni della F.I.G.A.

– Buongiorno a tutti, perdio. – esordì, come se fosse mancato per poche ore. Tutti erano sbalorditi. Per le tre nuove reclute, addirittura, era la prima volta che lo vedevano. Una cosa fu subito notata: lo Scozzese era irriconoscibile; aveva una barba lunga fino al petto, i capelli rasati a zero e degli occhiali da sole rotondi. Portava con sé una spada.
– Scozzese. – disse Götz – Che piacere rivederti… –
Ci fu un po’ di silenzio, poi il Tedesco chiese se la missione in Russia fosse andata a buon fine.
Male… – rispose George – A quanto pare, i Russi lo sapevano! Sapevano tutto sin dall’inizio, e non so spiegarmi come… Il fatto è che mentre io piazzavo bombe a casa loro, loro piazzavano bombe negli Stati Uniti. Risultato: tutto è in status quo. Nove anni della mia vita persi… Ma a qualcosa mi è servita, questa esperienza. Non provo da nove anni comodità. Non vedo da nove anni casa. Non mi diverto nemmeno da nove anni, né con degli amici, né con una donna. E sapete cosa ne penso? Che ho continuato a vivere. Ho capito quanto tutto ciò che ci circonda sia superfluo, falso, decadente. Ho capito il vero senso della vita. –
Ci fu ancora silenzio. Evidentemente, pensò Götz, George era un po’ impazzito durante questi anni…
– E di quella spada, cosa mi dici? –
– Quattro anni fa ho cominciato ad usarla per necessità, la trovai nel corpo di uno dei tanti sicari mandatomi dall’Unione Sovietica… Adesso sono diventato uno schifoso spadaccino, proprio come te! – Prese in mano la spada e menò un fendente con estrema agilità. – Ma adesso, parlatemi di voi… Che missione state svolgendo attualmente? Cos’avete fatto negli ultimi anni? –
Lo Spadaccino e Abbondanzio si guardarono preoccupati. Poi, il Bombarolo prese parola:
– George… Noi non svolgiamo nessuna missione per alcun governo dal 1960, quando un Cacciatore di Taglie ci rivelò di un’arma potentissima della Russia, chiamata Fuoco Nero. Indaghiamo da allora e… –
Perdio! State scherzando, spero! –
Nessuno ebbe il coraggio di guardare George in faccia.
– Torno dopo nove, dico, nove anni e voi cosa mi fate trovare?! Una situazione allo sbando! Mi fate trovare voi che vi siete rammolliti, che siete fermi da anni a cercare il nulla. Scommetto che forse non sapete nemmeno cosa sia questo… Fuoco Nero! Vergognatevi! –
Breve pausa.
– Ma abbiamo arruolato dei validi uomini. –
– Validi uomini? Perdio! Un disabile, un austriaco e… un cattolico?! Diamine, per entrare nella F.I.G.A. non si deve avere alcuna affiliazione politica o religiosa! Non possiamo prendere un patriotta… o un comunista, come non possiamo prendere un cattolico! Non possiamo prendere uomini che hanno ideologie. Abbiamo bisogno di uomini puri e neutrali, perdio! –
Francesco controbatté. – Col dovuto rispetto, signore, io mi mantengo abbastanza neutrale su ciò che… –
– Al diavolo te, te e tutta la tua stirpe! Tu non uccideresti mai il Papa, perché ci sei legato! E se ti dicono di ammazzarlo, che fai, ti astieni?! Non saresti nemmeno qui se fosse per me, stolto! Sei stato fortunato a trovare un imbecille come lo Spadaccino ad accoglierti… Le ideologie, puah! Le ideologie non servono, la morale è per i falliti! L’abbattimento delle ideologie… Ecco l’unica ideologia che io sono capace di accettare. Abbattere le ideologie e fare tanti soldi! Oppure non sei nelle condizioni di stare qui con noi, intesi?! –
Tutti stettero ancora in silenzio tombale, poi Götz prese la parola.
– D’accordo… Non è vero che siamo “fermi da anni”. E sappiamo cos’è il Fuoco Nero. In pratica, si tratta di un Carro Armato… –
– Un Carro Armato?! E voi non avete svolto nessuna missione dal 1960 per… Un banalissimo Carro Armato?! Perdio, perdio! –
– Non un semplice Carro Armato, ma un Carro Armato Nucleare! –
– Ooooh, scusa! Si tratta comunque di una perdita di tempo. In tutti questi anni ho visto in Russia armi ben più potenti e spaventose di un Carro Armato Nucleare, robe che al solo pensiero mi vien la pelle d’oca! Mi state prendendo in giro, eh?! –
Götz afferrò la spada con la mano, senza estrarla dal fodero.
– Senti, Scozzese. Ho cercato di mantenermi calmo e pacato, ma la mia pazienza ha un limite! Noi sappiamo dove si trova il Fuoco Nero. Se tu vuoi venire bene, altrimenti vai al diavolo! –
Anche George afferrò la sua spada in segno di avvertimento.
– Eh, no! Il capo della F.I.G.A. sono ancora io, fino a prova contraria. E io dico che non si parte! –
I due uomini estrassero le spade e le incrociarono in modo fulmineo.
– Non costringermi ad ucciderti… – intimò il tedesco.
Basta! – gridò Abbondanzio – Non è il momento di spargere sangue. Abbiamo perso sette anni alla ricerca di questo Fuoco Nero, e non mi importa cosa sia! L’importante adesso è distruggerlo, che è l’unico modo di portare rispetto a tutti questi anni di fatiche e ricerche… E poi potremmo vendere i progetti agli Stati Uniti, prendendoci il dovuto compenso. George, ti prego di venire anche tu con noi. Ci servirà il tuo aiuto. –
Nikolaj, anche se da un lato odiava Abbondanzio, dall’altro lato aveva stima per lui. Negli ultimi anni infatti l’Italiano era diventato quasi un leader, al pari di Götz o George, e Nikolaj sapeva che non sarebbe mai arrivato a quei livelli. Ma non l’avrebbe mai ammesso.
Sia lo Scozzese che il Tedesco abbassarono le armi.
– E sia. – disse George – Ma dopo questo viaggio, decido IO cosa si deve fare e cosa no. Intesi?! –
Tutti fecero sì con la testa.
– Quanto a voi, nuovi arruolati… Se pensate che io sia uno stronzo, aspettate di vedermi al lavoro… Eh, eh! –
Christoph pensò di non essere in fondo così cattivo. Qualcuno, lo superava.

Passò una settimana prima di partire definitivamente per la Russia alla distruzione di questo Carro Armato Nucleare, per fare ulteriori accertamenti sul luogo, cioè un antico Gulag abbandonato nel cuore della Siberia.
Gli otto uomini, finalmente al completo, arrivarono in tempo record sul posto. Nevicava e c’era un cartello con scritto “Gulag abbandonato”.
– Perché ogni volta che andiamo in un posto troviamo un cartello con scritto il nome del luogo? – domandò Nikolaj incredulo.
– E ti sei mai chiesto perché in queste storie non compaiono mai personaggi femminili? – rispose domandando Yago.
Abbondanzio fece saltare in aria tutto il cancello arrugginito per entrare dentro. All’interno, non c’era niente: era stato tutto abbattuto. Tutto, tranne un enorme edificio circolare con la porta di legno.
– È tutto troppo facile… – borbottò George, ma nessuno lo ascoltò, poiché era arrivato il momento più atteso da sette anni a quella parte.
– Ragazzi, ci siamo… È arrivata l’ora di rendere giustizia a tanto sudore! – incitò Götz.
Lo Scozzese roteò gli occhi.
Lo Spadaccino con qualche spallata gettò a terra la porta ma, una volta dentro, non trovarono un Carro Armato Nucleare: c’era soltanto un esercito di Sovietici armato fino ai denti, con un vecchio Generale incappucciato che li guidava.

Era una trappola!

– Perdio! Sapevo che era una trappola, stronzi! – gridò George.
– Cosa?! Non capisco! Dov’è il Fuoco Nero?! – domandò Götz.
– Ah, ah! Stolti! Non esiste nessun Carro Armato Nucleare! – esclamò l’uomo incappucciato.
– E tu chi sei?! –
– Io sono il Gran Generale Gorkij! –
– Finalmente ci incontriamo. Ma perché non ti togli quel cappuccio e fai vedere a tutti il tuo volto? –
Gorkij rise. Poi, appena si tolse il cappuccio, ci fu un colpo di scena incredibile…
Gorkij era appunto un uomo molto basso, con dei baffi alla Super Mario, capelli corti e occhi fieri.
– No… Non ci credo! Tu sei IOSIF STALIN! Ma non è possibile, dovresti essere morto da almeno quattordici anni! – esclamò lo Spadaccino.
Ecco chi si nascondeva dietro la figura del Gran Generale Gorkij!
– Esattamente. – annuì Stalin – Sono resuscitato pochi anni dopo il mio decesso. –
– Pazzesco… Come hai fatto?! – domandò Gorge, anch’egli incredulo.
– Credete che questo mondo si divida semplicemente in Oriente e Occidente? Ai margini estremi della civiltà, vi è qualcuno in grado di resuscitare i morti e far ringiovanire i vivi. Lo Sciamano del Sud, lo chiamano! –
I componenti della F.I.G.A. era ancora scossi per quello che era successo. Stalin era vivo, il Carro Armato Nucleare non era mai esistito ed erano tutti in trappola!
– Siete stati davvero prevedibili. È bastato farvi intercettare un falso messaggio criptato per condurvi qui… E tendervi questa stramaledettissima imboscata! – esclamò l’Uomo d’Acciaio.
– Idioti! – disse lo Scozzese rivolgendosi ai suoi compagni – Vi siete lasciati ingannare come degli allocchi… C’era da aspettarselo! –
– Quindi… Non esiste nessun Fuoco Nero? – domandò Götz scombussolato.
Nella sala, i militari cominciarono a bisbigliare nervosamente e ad impaurirsi.
Certo che esiste… Ma non è un Carro Armato. Ci sono voluti più di venti anni per addomesticarlo. E voi sarete i primi occidentali a vedere con i vostri occhi la potenza del Fuoco Nero! Vedete, noi non vi abbiamo condotti qui solo per uccidervi. Non ne sarebbe valsa la pena. Siete qua per farci da cavie… Per testare, per la prima volta nella storia, la forza del Fuoco Nero su degli umani! E ne sono morti a centinaia di Russi per tenerlo a bada… –
– Ma… Ma cosa diavolo è?! Cerco di capirlo da anni, invano! Cos’è il Fuoco Nero?! –
– I Nazisti non stavano lavorando soltanto per costruire la Bomba Atomica, stolti! Quando l’URSS invase la Germania Nazista, scoprì anche altri progetti… Progetti che al solo pensiero mi si raggela il sangue nelle vene. E, credetemi, erano progetti talmente grandi che ce li prendemmo noi, senza dire nulla agli Alleati… E fra poche ore scoprirete di cosa parlo! –
Stalin diede alcuni ordini in Russo. I soldati presero gli otto uomini, li bendarono e li trascinarono su un enorme Camion, diretto verso sud
Christoph tentò di liberarsi e fuggire, ma l’unica cosa che ottenne fu un proiettile nella gamba (e tanto dolore).

Le Avventure della F.I.G.A. – 1967, Il Fuoco Nero (Parte II)

Il Camion arrivò dopo molte ore di viaggio estenuante. Quando i membri della F.I.G.A. scesero, c’era davvero molto caldo: non erano più in Russia. Avevano le mani legate e si trovavano in un’enorme arena, di circa 1km², con milioni di soldati Comunisti ad osservare e a fare baccano; Stalin era fra questi, con alla sua destra Mao Tse-tung.

– Che significa tutto questo?! Dove ci troviamo?! – gridò Götz, con le mani legate.
– Siete nel Nord della Cina. – rispose Stalin, parlando in un microfono. – Vi avevo promesso di presentarvi il Fuoco Nero… Beh, preparatevi! –
Alle spalle degli otto prigionieri c’era un immenso portone in ferro.
– Spadaccino… Qualsiasi cosa ci troveremo ad affrontare fra pochi istanti, sappi che sei un completo coglione. Se siamo nella merda fino al collo è grazie a te! – esclamò George.
Götz, stufo di quei comportamenti e abbastanza nervoso per la situazione corrente, si avvicinò allo Scozzese e gli sputò in faccia. Quest’ultimo lo guardò con aria minacciosa, poi disse:
– Sei fortunato che ho le mani legate. –
Nell’Arena furono introdotti sette cavalli (Håvard non poteva usufruirne), che furono montati dai membri della F.I.G.A. per rendere più movimentato lo spettacolo (altrimenti, sarebbero morti quasi subito).
Tutt’a un tratto, il grande portone cominciò ad aprirsi. Man mano che si andava aprendo, si sentiva sempre più caldo nell’Arena: chissà cosa sarebbe uscito.
– Dio, aiutaci tu… – invocò Francesco.
– Piromane… – disse Abbondanzio.
– Che vuoi, Bombarolo? – rispose Nikolaj.
– Forse stiamo per morire. Prima di ciò, però, vorrei sapere perché in tutti questi anni ce l’hai sempre avuta con me… –
– Abbondanzio… Bah. Lascia perdere. Io… –
Proprio in quel momento, il portone si aprì del tutto. Dentro, vi era solo l’oscurità.
Pian piano, però, cominciarono a sentirsi dei passi. Passi pesanti, taglienti. Si fecero sempre più vicini, sempre più vicini, finché baluginò un bagliore di luce nel buio, che dopo pochi attimi divenne costante. Si intravide la prima parte del corpo di quella che sembrava una creatura infernale e di grandezze fuori dal comune.
I cavalli della F.I.G.A. indietreggiarono e nitrirono.
E fu così che quella cosa uscì dal portone, alla luce del sole, e si presentò a tutti, dietro le risate soddisfatte di Stalin.
Era un Drago. Un Drago a Plutonio.
– Vi presento… Il Fuoco Nero! Grande orgoglio dell’URSS e potente arma per poter assoggettare tutto il mondo ai nostri piedi! –
Christoph tirò una solenne bestemmia.
– Cazzo… E adesso come facciamo ad abbatterlo?! – domandò George sudando.
Il Fuoco Nero era alto quanto un palazzo a cinque piani e lungo quanto mezzo treno.
– Che il combattimento abbia inizio! Убей иx всеx! (Uccidili tutti!) – ordinò Stalin al Drago.
Questo strofinò i suoi artigli sul terreno e si stiracchiò le ali, emettendo un terribile ruggito.
– Oh, andiamo! – gridò Christoph zoppicando – Si tratta di un fottuto bluff! Come fate a non capirlo, luridi ritardati? –
– Non avvicinarti troppo! – avvertì Yago.
– Io mi avvicino quanto mi pare e vi mostro che si tratta di uno sporco trucco!
Christoph si avvicinò di nove metri al Fuoco Nero. Il Drago, vedendolo, sputò una caldissima Fiammata Nucleare che polverizzò in pochi secondi l’Austriaco.
Mao Tse-tung si voltò preoccupato verso Iosif, che lo rasserenò con un cenno.
George, intanto, osservava sconvolto.
Fuori uno… Non ce la possiamo fare! –
Götz stava per scoppiare in lacrime. Dentro le sue tasche aveva una spada, con la quale liberò tutti dalle corde che legavano le loro mani.
Il Fuoco Nero emise un’altra fiamma, che per poco non colpiva il povero Håvard.
I nostri eroi cominciarono dunque a battere ritirata, galoppando sui cavalli.
– Come possiamo sconfiggerlo?! – domandò Francesco. – Fuggendo non risolveremo nulla! –
L’unica cosa che può distruggere un Drago a Plutonio è una Bomba Atomica. – spiegò Abbondanzio, grande esperto di bombe. – Posso costruirne una rudimentale, ma mi servono degli oggetti! Mi servono tre proiettili di un Ak-47, del sale, una sartia e un quaderno di Matematica in Arabo! –
– Te li trovo subito io! – esclamò Yago, che partì alla ricerca di quegli oggetti all’interno dell’Arena.
Il Fuoco Nero si voltò verso i sette rimasti e li fulminò con gli occhi, poi continuò a rincorrerli. Sputò ancora fiamme, senza prenderli.
Passò mezz’ora così, ma gli unici che si erano feriti furono Francesco e Håvard (che non aveva nessun cavallo, ma riusciva lo stesso a restare al passo nella sua sedia a rotelle). Ad un certo punto il Drago “sparò” dei proiettili di Plutonio che uccisero tutti i cavalli. Ciononostante, i membri della F.I.G.A. issarono una trincea con i cavalli appena morti per difendersi dal Fuoco Nero, facendo perdere ancora altro tempo.
– Mi sto annoiando… – disse Stalin – Fate entrare qualche Autoblindo, per la barba di Lenin! E cercate di fare fuori quei bastardi. –
Tre Autoblindi entrarono nell’Arena in supporto del Drago.
– Ah! – esclamò lo Scozzese – Sapevo che prima o poi Stalin avrebbe fatto una mossa falsa… –
– Che intendi dire?! – domandò Nikolaj.
Saltiamo dentro gli Autoblindi e buttiamo fuori chi li guida. Così tenteremo di sparare al drago! –
– Un gioco da ragazzi! –
– No, fermi! – esclamò Götz – Quel Drago non subirà alcun danno! –
– Serve a temporeggiare, così Yago troverà gli ingredienti per costruire la Bomba Atomica! – gridò George – E non osare più contraddirmi, Spadaccino! –
Nikolaj, Abbondanzio e George con facilità riuscirono a salire sugli Autoblindi e spodestare i guidatori.
Una volta entrati dentro, i soldati Russi tentarono di uccidere i membri della F.I.G.A. rimasti fuori, ma furono investiti dall’autoblindo di Nikolaj.
– Stai tranquillo, Mao… – disse Stalin – Non riusciranno a sconfiggere il Fuoco Nero. –
I tre autoblindi tentarono di sparare al drago, senza successo: questo, infatti, si fece solo qualche graffio.
Proprio in quel momento, entrarono nell’arena alcune prostitute Vietnamite, che servivano a distrarre i sette uomini. Ma quelli non erano uomini qualunque…
– Ci mancava solo questa! – esclamò Götz, che con un fucile preso dal cadavere di uno dei guidatori intimò le donne di stare indietro. Una si avvicinò troppo al Fuoco Nero, e il Drago se la mangiò.
Le altre rimaste tentarono senza riuscirci di fuggire, e un’altra ne rimase bruciata.
Fu in quel momento che tornò Yago, con tutti gli ingredienti per fare una Bomba Atomica. L’Italiano scese dall’Autoblindo e si fece consegnare gli oggetti.
– Ottimo lavoro, Marinaio! – disse. – Dove hai hai trovato queste cose? –
– Su Amazon, ovvio. – rispose Yago.
Abbondanzio in cinque minuti attaccò i tre proiettili con il quaderno tramite la sartia, poi gli aggiunse del sale: aveva appena costruito una Bomba Atomica di fortuna!
Sfortunatamente, l’Autoblindo di Nikolaj si ribaltò e il Danese si ruppe un braccio, che gli rimase penzolante. Ordunque, tutti e sette si riunirono.
– Ragazzi! – disse il Bombarolo – Qualcuno deve andare vicino al Drago, sacrificarsi e far esplodere questa bomba… –
– Faglielo fare a una di quelle Prostitute! – gridò George irato.
– No! – esordì qualcuno – Lo farò io.
Era stato proprio Nikolaj a parlare.
– Piromane, sei sicuro? –
– IO sono il Signore del Fuoco, non quel Drago a Plutonio! –
– Ma hai un braccio rotto… –
– Pazienza. Se non lo faccio esplodere io, non potrà farlo nessun altro. Io ho le fiamme nel sangue! –
Nikolaj prese la Bomba Atomica sotto l’ascella del braccio buono.
– A noi due! – gridò.
Addio. – salutò l’Italiano.
Il kamikaze si mise a correre verso il Fuoco Nero; il Drago però, appena lo vide, cercò di incenerirlo con una delle sue Fiammate Nucleari, e Nikolaj venne colpito in pieno. Però, proprio mentre cadde a terra bruciando, si rialzò: sembrava un po’ come la Torcia Umana dei Fantastici 4, eppure stava ancora in piedi!
Nessuno può abbattere Nikolaj il Piromane! – esclamò fra sé e sé, sempre mentre bruciava. – Addio, amici miei, non dimenticatevi del mio sacrificio! –
Quindi, si mise a correre e, gridando per il dolore delle fiamme, si gettò verso il Drago e fece scoppiare la Bomba.
Il Danese esplose, e con sé anche quella bestia.
Ci fu un’esplosione nucleare da mezzo Kt, ma comunque abbastanza potente, tutti si calarono per terra sotto gli occhi increduli della folla.
Appena si rialzarono, il Drago non c’era più: al suo posto, vi era una massa informe di Plutonio, che tentava di rialzarsi: ma fu inutile, poiché si sciolse pochi istanti dopo.
– È finita! – esclamò Götz – Abbiamo finalmente sconfitto il Fuoco Nero! –
– Sì, ma a che prezzo? – rispose l’Italiano aggiustandosi gli occhiali. – Nikolaj è morto per noi… –
Stalin, terrorizzato, scese anch’egli nell’Arena.
– No… Non ci posso credere! – esclamò – Avete distrutto un progetto durato anni e anni! Voi siete dei veri diavoli! –
– Se è bastata una semplice Bomba Nucleare di Abbondanzio per uccidere il tuo Fuoco Nero, si vede che alla fine non era poi così potente! I Draghi vanno bene nel Medioevo, non nel XX secolo! – disse George e, prima che Stalin potesse estrarre la sua pistola da fodero, Abbondanzio lo headshottò dalle spalle.

Adesso, però, tutti gli spettatori scesero furiosi dall’arena per uccidere i superstiti della F.I.G.A. ma, proprio mentre questi stavano per essere accerchiati… Deus Ex Machina!
Dal cielo arrivò la Barca di Yago, in gran forma, per metterli in salvo. Accostandosi a terra, fece da barriera fra i nemici e gli attaccati.
– Amica mia, qual buon vento! – esclamò il Marinaio entusiasta. Tutti salirono sopra questa barca, comprese le prostitute, e fuggirono all’ultimo momento.
Era davvero finita.

Le Avventure della F.I.G.A. – 1967, Il Fuoco Nero (Parte III)

2 SETTIMANE DOPO…
Götz era a casa sua, con sua moglie e i suoi due figli. Ad un certo punto, suonarono al campanello.
Era George.
– Spadaccino, dobbiamo uscire a fare due chiacchiere. – disse questo.
Il Tedesco lo seguì e insieme uscirono a farsi una passeggiata fra le campagne della Germania.
– Non possiamo andare più avanti così. – disse George – Solo uno di noi due può comandare la F.I.G.A., e tu non ne hai le capacità. –
– Scozzese, renditi conto che tu invece sei diventato un folle. –
– Quando abbiamo sconfitto il Fuoco Nero, però, non mi pare che tu abbia fatto nulla per salvarci la pelle! –
– Ho fatto il possibile. –
– Forse la F.I.G.A. starebbe meglio con te morto… –
Götz si fermò.
Erano in un ponticello, sopra un piccolo fiume.
– Non farmi fare la cosa sbagliata. Hai dieci secondi per scappare, prima che io ti uccida. Mi sono stancato di te! – intimò lo Spadaccino.
– Ah! Non solo mi sputi in faccia, adesso mi minacci pure?! –
Fu così che George estrasse una Spada dalla sua tasca.
Maledetto! Ti sei portato anche la Spada! – disse Götz, che a sua volta estrasse la propria Katana, nascosta anch’essa dentro una tasca.
Anche tu, a quanto pare! – esclamò George.
– È arrivata l’ora della resa dei conti.
E fu così che, incrociate le spade, cominciò un drammatico duello fra due vecchi amici. Un duello atteso da anni ormai: prima o poi, due leoni in una stanza si azzannano a vicenda.
Lo scontro si tenne sopra quel piccolo ponte. Götz era molto più esperto con la spada del suo avversario, ma lo Scozzese era comunque molto veloce.
Ci furono dei fendenti, delle stoccate e persino delle imbroccate. Dopo qualche minuto, durante un momento di debolezza del “nemico”, il Tedesco si svincolò dalla lama avversaria e fece un profondo taglio nel petto di George, che cadde a terra dolorante stringendosi la parte ferita.
È finita, Scozzese! Hai perso! – esclamò Götz.
– Non ancora… –
All’improvviso, mentre il suo ex compagno si distrasse per un nanosecondo, George gli lanciò negli occhi un pugno di terra, accecandolo.
– Bastardo! Non ci vedo più, bastardo! – disse Götz.
– Adesso imparerai a capire chi comanda. –
Dopo aver detto ciò, George afferrò le due spade e cominciò ad affettare Götz; prima gli mozzò le braccia, poi entrambe le gambe. Infine, quando rimase solo il busto, per farlo smettere di parlare e dire frasi ingiuriose, gli tagliò anche la lingua.
– E ora, mio caro Spadaccino, chi ti salverà?! EH?! Sono io che comando, QUI! E tu sei finito oramai! Addio, porta i miei saluti a Nikolaj & Co. – esclamò lo Scozzese, prendendo il povero corpo di Götz senza membra e lanciandolo nel corso d’acqua.
Adesso che Götz era fuori dai piedi, era tornato ad avere finalmente l’agognato potere. Ma per quanto tempo lo riuscirà a tenere?

FINE 1967

Nella prossima puntata: Le Avventure della F.I.G.A. – 1972.

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Zeus

Zeus94

Zeus nasce a Creta in tempi indefiniti, dal padre Crono e dalla madre Rea; è il più giovane dei suoi fratelli e sorelle. Dopo aver sconfitto suo padre, si connesse a Internet: da allora, cominciò un lento e inesorabile declino.

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