Storia di uno scorpione - Prologo #CoolStoryBro
3

Storia di uno scorpione

Storia di uno scorpione” è un racconto che ho avuto la fortuna di pubblicare qualche mese fa con “Wizards & Blackholes”. Recentemente mi sono detto che, tutto sommato, preferisco farlo arrivare a quante più persone possibile che non usarlo per svoltarci un paio di caffè a botta. Perciò ho deciso di pubblicarlo a puntate anche qui.

Detto questo, ai miei venticinque lettori indico en passant gli estremi per acquistarlo, una volta che l’abbiano finito, gli sia piaciuto e abbiano voglia di supportarmi.

Questo è il prologo; qui, invece, trovate una sorta di preview che vede coinvolto direttamente il protagonista.

 

E ora bando alle ciance, e andiamo a cominciar:

 

 

Quella notte, come ogni notte, il Primo Anello della città era immerso nel silenzio. Non si udiva nemmeno il rumore dei grilli, né qualcun altro dei suoni più o meno misteriosi che popolano il buio: solo, talvolta, il cigolio attutito di qualche finestra.

Immobile sotto un cielo terso, Qadath si stagliava al centro della pianura con la maestosità che solo una capitale del Regno avrebbe potuto avere. Le luci all’interno degli edifici, tutte provenienti dal centro della città, sembravano voler imitare i bagliori celesti: una replica in terra dello splendore siderale, tesa verso quell’eternità che è propria degli astri.

Alcuni, in luoghi lontani e sottovoce, avrebbero mormorato con disapprovazione dell’affronto che la città recava ai cieli: ma erano voci di un passato sepolto da tempo. Nel presente non v’era spazio per la paura del cielo o degli dèi che lo abitavano: il potere dei Triumviri aveva segnato l’avvento di un timore nuovo e ben diverso.

L’ennesimo cigolio di una finestra spezzò per un attimo il silenzio: il palazzo da cui proveniva non aveva luci accese, perciò non vi era modo di distinguere chi o cosa l’avesse provocato.

Su un tetto adiacente all’edificio, intenta a sonnecchiare, vi era però una gatta: era un esemplare anziano, con abbastanza furbizia ed esperienza da sapere che di notte – nella città – non c’era spazio né per miagolii inopportuni né per avventatezze. Fu perciò con estrema pacatezza e nella più piena immobilità che, svegliata da qualche pensiero ignoto, osservò l’esemplare femmina di umano sgusciare con lentezza e fatica fuori dalla finestra.

La luna, quella notte, era cieca, ma all’animale bastava il vago bagliore delle stelle per riconoscere l’ambiente che la circondava. Gli odori e la sagoma di lei la mossero per un attimo al ricordo, e a qualcosa di simile alla simpatia: fu un sentimento passeggero, presto vinto dal rinnovato desiderio del sonno. Si limitò ad osservare con vaga curiosità le sue acrobazie per scendere dal tetto, goffe ed impacciate, per poi tornare ad accoccolarsi e dormire.

La donna percorse lentamente i tre metri che separavano la finestra dal bordo del tetto: da lì si calò su un balcone sottostante, e dal balcone – con un ultimo sforzo sovraumano – riuscì ad arrivare fino alla strada.

Il tonfo del suo corpo fu quasi inudibile: il dolore che le causava camminare a piedi scalzi era un piccolo prezzo da pagare, per la grazia della discrezione che quella nudità le concedeva. Indossava una tunica a malapena sufficiente a non farla congelare, il che la costringeva ad uno sforzo ulteriore per non battere i denti.

Restò immobile per qualche attimo contro il muro, raccogliendo le forze. Quindi si staccò dalla parete e scivolò nel buio di un vicolo dall’altra parte della strada: si mosse con quanta rapidità le era possibile, senza paura. Il coprifuoco non veniva rotto da nessuno, nemmeno nel primo Anello.

Venne inghiottita dai meandri della città, volando sul selciato con la leggerezza di un fantasma. Un fantasma silenzioso, malvestito e scalzo.

[“Storia di uno scorpione” prosegue qui]

Aree Tematiche
Cool Story Bro
Tag
Edit
LN Panic Mode - Premi "P" per tornare a Lega Nerd